SEO: basta davvero il know-how?Posizionamento, indicizzazione, SERP. Sono questi gli unici elementi di una strategia per l'ottimizzazione sui motori di ricerca?

Da qualche anno ho cominciato ad occuparmi di comunicazione sul web e posizionamento sui motori di ricerca. Ed ho studiato. Tantissimo. Ho letto di inbounding links di articles marketing, di ranking. Ho rincorso le storie dei casi di successo e d'insuccesso per cercare i punti forti e deboli di ogni strategia. Ho consumato i miei occhi su forum prestigiosi che mi hanno aiutato a comprendere come far dialogare un sito con i motori di ricerca.
Bene o male credo di aver capito come funziona, al punto di avere contribuito a sviluppare, insieme a dei tecnici, un CMS assolutamente SEO friendly. Un sistema che aiutasse a gestire le strategie di SEO on page e fornisse strumenti per verificare le strategie off page. Si tratta di Zenukers CMS Open Source, ed è anche il sistema sul quale è basato questo sito.
Ma questo è know how, sapere come. Ed io non credo che basti. Penso che il "come" sia la parte meno interessante di una strategia. Il "come" è facilmente trasferibile, condensabile in un manualetto pre-digerito e fornito come "guida" per le azioni da fare, la classica guida al posizionamento ed all'indicizzazione per dummies. Tutto questo elimina la possibilità stessa della competizione; è come giocare a poker con le carte scoperte. Per differenziarsi, condizione indispensabile per competere, bisogna ragionare anche sul know why, sul "sapere perchè".

Per essere più chiaro, sottolineo come abbia usato il termine "competizione" e non "vittoria". Il "sapere come" è probabilmente la "chiave vincente" più produttiva. In un mondo culturalmente massificato, ragionare per schemi semplici e precostituiti è sicuramente la chiave migliore per assicurarsi un sufficiente livello di successo.
E qui scatta l'esigenza della "definizione". Ma di quelle da dizionario filosofico, non da wikipedia. Perchè bisogna intendersi bene su cosa vuol dire "successo". Se il successo è dato dall'analisi oggettiva di parametri numerici, come possono essere i dati di Analytics, il ROI relativo ad un investimento su Google Words o il clicktrough su alcune parole chiave, può anche bastare il "sapere come".

Ma per definire correttamente il concetto di "successo" dobbiamo delimitare con attenzone l'area di gioco. Chi deve curare la comunicazione di un sito web con chi si confronta? Chi è il reale "oggetto" del suo lavoro? Le strategie degli ultimi anni danno l'idea che l'interlocutore prioritario sia Google o qualsiasi altro motore di ricerca. Il che è sostanzialmente corretto, visto che stiamo parlando di indicizzazione, posizionamento e complessivamente di search engine optimization.
E se invece rimettessimo al centro l'utente finale? Quel poveraccio che raggiunge il nostro sito tra le miliardi di lusinghe che albergano nel web scritte perfettamente per essere gradite, anche oltre misura, ai motori di ricerca? E non sto parlando della generica avvertenza sulla "buona cura dei contenuti", paragrafetto che ogni SEO aggiunge nella checklist delle "best pratices", dei "buoni propositi". Qui voglio parlare di forma, di sintassi, di struttura del periodo. E di come tutto questo possa essere coniguato con le regole del SEO .
Dopotutto, per secoli, illustri poeti hanno coniugato la forma del verso con le rigide regole della metrica, trovando la magia della poesia tra le strette sbarre degli endecasillabi e delle rime. Quello che sto propnendo è molto più semplice: si tratta solo di non sacrificare la lingua, la parola, sull'altare della tecnica. Perchè chi legge una nostra pagina merita qualcosa di più che un testo scritto solo per piacere a qualche algoritmo.
Albe SteinerChe dire su Albe Steiner? niente, lo si deve solo leggere, studiare, ricordare.
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