Michele Emmer e l'idea di spazioMichele Emmer: in un certo senso siamo noi a creare e inventare lo spazio attraverso il mutare delle nostre idee su di esso.

Figlio di Luciano Emmer - uno dei più apprezzati registi del neorealismo, è professore di Matematica all’Università La Sapienza di Roma. Si occupa inoltre di cinema scientifico, di arte e scienza. Ha organizzato mostre, convegni e realizzato film e video. Collabora con diversi centri scientifici e nel 1996 ha realizzato la parte matematica della Città della scienza di Napoli. Dal 1997 organizza all’Università Ca’ Foscari di Venezia i convegni di Matematica e cultura. Ha organizzato e collabora a diverse mostre sul tema Matematica e Arte, in particolare sull’artista grafico olandese M.C.Escher.
Ha vinto nel 1998 il premio Galilei per la divulgazione scientifica. Collabora a L’Unità, Diario, Telèma, Le Scienze, Saper e Galileo. Ha realizzato 18 film, realizzati per la RAI, della serie "Arte e Matematica" che hanno fatto il giro del mondo. Di essi ricordiamo Il nastro di Moebius, Bolle di sapone, Flatlandia.

"Lo spazio è un concetto eminentemente culturale, che si trasforma col mutare del pensiero scientifico e filosofico, delle conoscenze, delle scoperte e delle tecnologie".
Per raccontare la sua storia dell'idea di spazio, Emmer parte spesso dal concetto di metamorfosi e dalla rappresentazione datane dall'artista olandese Maurits Escher in un'incisione, "metamorphose" appunto, realizzata nel 1940: «Tutta l'opera di Escher è densa di richiami alla geometria e in questo caso siamo di fronte ad una splendida storia per immagini in cui tutti i soggetti rappresentati si trasformano rapidamente in un qualcosa d'altro, in un continuo processo di mutazione: all'origine c'è la parola "metamorphose"; essa presto diventa una scacchiera, dalla quale emergono dei lucertoloni, che si trasformano in esagoni regolari, e quindi in arnie, dalle quali escono delle api, che presto diventano degli uccelli, che a loro volta cedono il passo a dei pesci, che quindi si trasformano in poliedri dai quali nasce un paese, con una torre che si affaccia sul mare, che presto ridiventa una scacchiera, in un percorso circolare di mutazione».
"La matematica ha cambiato profondamente l'idea che abbiamo oggi di spazio, facendoci capire che in un certo senso siamo noi a creare e inventare lo spazio attraverso il mutare delle nostre idee su di esso."
Michele Emmer descrive questo cambiamento di idee attraverso un viaggio dove si è guidati dal Quadrato e dalla Sfera del libro di Edwin A. Abbott "Flatlandia: racconto fantastico a più dimensioni".
Il Quadrato abita il mondo a due dimensioni, Flatlandia, appunto, mentre la Sfera quello a tre dimensioni. Per gli abitanti di Flatlandia non si può nemmeno immaginare l'esistenza di un mondo a tre dimensioni perchè il loro mondo è fatto come di ombre dai contorni luminosi che si spostano sulla superficie di un foglio di carta. Per cui la solo cosa che gli abitanti di Flatland vedono della Sfera, scesa dal mondo a tre dimensioni, è una linea che rappresenta la sezione tra il piano dove vivono gli abitanti di Flatland e la Sfera.
La Sfera spiega al Quadrato l'esistenza di un mondo a tre dimensioni, il Quadrato dapprima inorridito da questa idea si compiace poi della scoperta di un nuovo mondo e inferforato da questa novità ipotizza l'esistenza di un altro mondo a quattro dimensioni applicando lo stesso ragionamento che la Sfera gli aveva spiegato poco prima.
"Volevo realizzare un film con oggetti che fossero realmente a due e tre dimensioni, riuscendo poi a far vedere anche il cubo e la sfera a quattro dimensioni. Avevo cioè il problema di rendere in immagini da un lato i disegni che vi sono nel libro di Abbott, e dall’altro avere un modello estetico per i colori e le forme che secondo me doveva risalire più o meno agli inizi del Novecento... ho dovuto disegnare e costruire un mondo geometrico che la fantasia di Abbott aveva descritto senza entrare troppo nei dettagli. Una grande fantasia nell’immaginare, una grande concretezza nel realizzare; tenendo anche conto dell’aspetto economico che non poteva essere trascurato. Un esempio concreto di interconnessione tra disegno, geometria, matematica, arte, cinema e musica. Una esperienza indimenticabile".
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